www.missionicappuccinitoscani.it

TESTIMONIANZE E SOSTEGNI

Chi cammina con noi…


Profumo d'Africa: dono senza tempo. (di Elena Acampa, Siena - Poggio al Vento). 

Sono cresciuta in una realtà dove gli argomenti Missioni, Africa e Tanzania non sono mai mancati. Spesso ho sentito racconti di chi c'era stato prima di me e, pian piano, mi sono innamorata di questo mondo. Mi sono decisa a scrivere a fra Fabio Nuvoli, dei Frati Minori Cappuccini Toscani, che si occupa delle missioni in Tanzania da anni, per partire con lui. E così, dopo una serie di incontri di preparazione, ci siamo ritrovati all'aeroporto di Pisa, il 3 agosto, pronti a partire. Non so di preciso come sia nata in me la voglia di andare in Africa, ma adesso, a fine viaggio, posso dire che non avrei potuto fare scelta migliore. Abbiamo vissuto questa esperienza per la maggior parte dei giorni a Mlali Kituo, un centro che accoglie bambini disabili da tutta la Tanzania e addirittura da stati vicini. Fin dal primo giorno ho provato forti emozioni. Le nostre giornate seguivano la routine dei bambini: la passeggiata la mattina, il pranzo, il momento dei giochi e la cena. La prima volta che sono entrata in quelle stanze del centro, mi ha accolto un forte odore pungente che negli ultimi giorni si è trasformato, acquisendo per me un grande valore affettivo. Appena arrivati, siamo stati circondati da questi bambini che ci cercavano, ci venivano incontro nonostante i loro problemi motori e volevano giocare, essere abbracciati e presi in braccio. Ma la cosa ancor più sorprendente erano i loro sorrisi e le loro risate. Pensi di partire per donare, per aiutare chi è in difficoltà ma, giorno dopo giorno, realizzi che sei lì per ricevere. Capisci che un sorriso può valere davvero tanto e che la nostra visione del mondo è molto piccola e limitata. Siamo distratti da tutti i beni materiali e pensiamo che siano importanti. Invece, lì, trovi la semplicità che tutti dovremmo avere per concentrarci solo sui giusti valori e raggiungere la vera felicità. Spesso pensiamo che esista soltanto il nostro modo di vivere, pensiamo di dover insegnare agli altri a diventare "occidentali" per stare meglio. Attraverso questa esperienza, invece, possiamo aprire la mente a stili di vita differenti. La Tanzania mi ha insegnato come il tempo sia soltanto un'invenzione umana e come si possa vivere ugualmente senza una nostra continua corsa contro il tempo. Più spesso dovremmo distoglierci dai nostri impegni e stress quotidiani per fermarci un attimo a pensare e ricordarci la direzione in cui stiamo andando. Durante queste tre settimane abbiamo conosciuto altre realtà oltre a quella di Mlali, recandoci in posti come Kongwa, il villaggio Masai e Dar es Salaam. A Kongwa abbiamo visitato la scuola di Padre Corrado: è bello vedere che la forza e l'amore di questo frate per le missioni abbiano lasciato tanto. Kongwa mi ha dato la possibilità di entrare completamente nella realtà africana e incrociare numerose vite di bambini che vanno a scuola. Visitare il villaggio Masai, invece, è stata un'esperienza formativa per conoscere realtà differenti. Infine, a Dar es Salaam, abbiamo conosciuto fra Leonardo Amadori. La sua è una grande testimonianza, in quanto ha deciso di lasciare l'Italia e tutto ciò che aveva per vivere la sua vita in Africa. Per sempre porterò nel cuore ogni singolo bambino che ho incontrato in questo viaggio: dalle risate dei bambini del Kituo, alle urla dei ragazzi che per strada ci salutavano, all'affetto dei bambini delle scuole che, pur non conoscendoci, ci hanno donato tanto amore. Per quanto parlare di questa esperienza sia bello, è impossibile riuscire a raccontare tutto e trasmettere le emozioni provate. Quindi, per capirla completamente, l'Africa va vissuta!


Rinnovare l'amore. (di Elisa Borsò, Ministro Fraternità OFS di Pontedera)

 Il Centro per bambini disabili di Mlali, comunemente chiamato Mlali Kituo (Centro di Mlali), è una realtà conosciuta in tutta la Tanzania ed è raggiunto da famiglie con figli disabili di tutto lo stato e persino dagli stati vicini. Il Centro sorge nella regione di Dodoma in una posizione quanto mai felice per salubrità dell'aria, disponibilità d'acqua e conformazione del territorio, ed è stato edificato per mano di tanti missionari cappuccini e volontari toscani: è una vera perla incastonata negli altipiani centrali della Tanzania. Ma ancor più lo è per la missione che vi si compie: quella di curare e rendere il più possibile autonomi i bambini con malattie ortopediche degli arti inferiori e negli ultimi anni anche malattie cerebrali. Una parte dei bambini ospitati sono minori non accompagnati e per questo vivono nei dormitori sotto la sorveglianza delle suore, delle nutrici (dade) e delle fisioterapiste; altri bambini sono accompagnati dalla propria madre e vivono all'interno della missione in ostelli costruiti apposta per loro. Il viaggio in Tanzania è stato per me il coronamento di un sogno. Ho sete di conoscere l'Africa da sempre. Oggi di più perché l'Africa è in parte anche a casa nostra e perché il futuro è la convivenza sempre più stretta e sempre più alla pari. Ma l'ispirazione di questo viaggio ha avuto molte radici, la principale senz'altro legata al venticinquesimo anniversario di matrimonio con Marco. Non riuscivo a immaginare un'altra meta per cui valesse la pena di fare le valigie e allontanarsi tanto da casa con lui, avere a che fare con la barriera linguistica, mettere da parte le certezze dei programmi, scoprire altre realtà. Tra l'altro trent'anni fa, quando ci siamo conosciuti, Marco – giovane gifrino - era iscritto al viaggio in Tanzania con fr. Silvano Chiatti e altri, ma alla fine non si sentì di partire e lasciarmi sola per un mese. Ho pensato che fosse giunto finalmente il tempo di quel progetto, che avessimo bisogno di un'esperienza nuova come coppia e che la dimensione della fraternità ci avrebbe dato quella base sicura da cui potevamo muovere nuovi passi. Così è stato. Ma non senza esitazioni iniziali e paure che ci hanno accompagnato fino alla partenza, legate al fatto di lasciare per tanti giorni i tre figli e i genitori anziani. E' impossibile esprimere e far comprendere appieno l'intensità dell'esperienza che abbiamo fatto, possiamo solo accennare che è stato un viaggio caratterizzato da molteplici scoperte e sorprese, nonostante la buona preparazione di fr. Fabio Nuvoli, Responsabile delle Missioni dei Frati Cappuccini Toscani, perché fondamentalmente in Tanzania tutto è profondamente diverso da quello che c'è qui: l'immensità della savana, la terra rossa al posto delle strade, le baracche al posto delle case, le bancarelle con le maglie appese ai rami degli alberi, i vestiti colorati di tutti i tipi al posto delle nostre griffe…  

Il giorno dell'arrivo a Mlali, nel lungo viaggio in autobus abbiamo guardato a bocca aperta questo mondo completamente diverso dal nostro, e subito quello che mi ha colpito in mezzo alla povertà di mezzi, di abitazioni e di viveri è stata l'umanità: un'umanità giovane, giovanissima, operosa ma senza fretta, dall'andatura elegante, il volto spesso serio ma non sofferente, in mezzo alla strada sotto il sole a vivere tutta la giornata. Questo già basta a sottolineare tante differenze con noi. Abbiamo attraversato forse una decina di villaggi che si snodano lungo la strada principale fino a imboccare la "nostra" strada sterrata che piano piano, a suon di buche, superate casupole veramente minime e sperdute da cui spuntavano gruppetti di bambini scalzi, ci ha dischiuso l'oasi della missione, il Kituo. Lì si è svolta la nostra piccola missione, quella di stare accanto ai bambini disabili che abitano nel centro senza un genitore, di condividere con loro le attività della giornata, quindi gli esercizi di riabilitazione delle gambe con i tutori e i deambulatori, l'igiene, i pasti, i giochi. Il primo incontro con loro, nonostante la preparazione, è stato uno shock per la vista, l'odorato, la mente e il cuore. I bambini sono uguali a tutti quelli del mondo, solo che questi sono nati sfortunati e ci siamo subito resi conto che potevamo aiutarli solo molto, molto parzialmente, anche a causa della lingua. Quindi il primo sentimento è stato senz'altro quello dell'impotenza. Ma è durato poco. I loro sorrisi ci hanno presto fatto capire che non stavano aspettando di essere salvati, ma solo di essere amati… e che non dubitavano che l'avremmo fatto. Così nel corso dei giorni abbiamo imparato a conoscerli, a comunicare imparando un po' la loro lingua (swahili), ad apprezzare con loro le piccole gioie di ogni giorno: la musica, le canzoni, il contatto fisico, o ancora più semplicemente il fatto di esserci. Fr. Fabio ci ha parlato della gratuità di Dio, che non ci fa "pagare le tasse" in cambio del suo amore, e l'ha paragonata all'amore gratuito di questi bambini, che in effetti da noi non pretendevano niente, pensavano solo a sorridere quando ricevevano una qualsiasi attenzione. E io mi trovavo a pensare: come reagirò quando mi troverò di nuovo nel contesto competitivo della mia società? nelle dinamiche dei nostri rapporti dove non siamo mai soddisfatti di niente? Gradualmente siamo riusciti a comunicare anche con le tante persone che vivono o lavorano nella missione: i frati e le suore, le dade, le fisoterapiste, le mamme che si sono trasferite qui con i loro bambini malati, i lavoratori nelle terre e negli allevamenti. Fr. Gaudence è un padre straordinario per questa comunità, che guida come un gregge con benevolenza e senso pratico, senza mai dimenticare che tutto è per Dio perché viene da Dio. Il gruppo missionario è stato un aspetto essenziale di questa bellissima esperienza. Un gruppo eterogeneo per età (dai 15 ai 52 anni), provenienza e modalità con cui si è avvicinato a questa proposta. Alcuni fanno parte della GiFra toscana, alcuni studiano medicina e scienze della formazione primaria, uno insegna religione, una mamma italiana è venuta con la figlia italo-tanzaniana per farle conoscere le sue radici. La confidenza e l'affiatamento sono cresciuti rapidamente, la collaborazione e la sinergia delle singole capacità è stato il punto cruciale del nostro servizio con i bambini: nessuno di noi faceva niente di straordinario, niente di indispensabile, eppure tutti i piccoli gesti di quelle ore messe insieme facevano sì che i bambini avessero sorriso, giocato, cantato, fossero stati coccolati, nutriti, cambiati, allenati. E poi non sono mancati grandi momenti di allegria tra noi, le feste di compleanno e lunghe serate a cantare sotto il cielo stellato africano. E sopra tutti noi c'è stato fr. Fabio, un punto di riferimento grande e sicuro, anche se si divertiva a depistarci inventando un sacco di frottole. Probabilmente lo stancavamo un po' con tutte le nostre domande, ma è rimasto sempre sereno, solido, piantato in terra e rivolto al cielo come dovremmo essere tutti, laici e religiosi.

Il viaggio in Tanzania è stato scandito anche da alcuni spostamenti che ci hanno permesso di incontrare tantissime persone e conoscere altre realtà missionarie: la missione di Kongwa, il villaggio Masai di Chitego, la parrocchia di Mkoka, il parco naturale di Mikumi, l'orfanotrofio di Dar es Salam e la parrocchia di Unuguni nella periferia di Dar es Salam. Ovunque siamo rimasti colpiti dall'accoglienza calorosa dei religiosi e di tutti, adulti e bambini, che ci hanno ripetuto con grandi sorrisi karibu sana, molto benvenuto. Ovunque ci hanno riservato un banchetto di benvenuto preparato con cura anche ad orari impensabili. I loro sinceri ringraziamenti per esserci fermati da loro, per essere arrivati fino a lì, rovesciando la nostra logica per cui ci avevano fatto un piacere loro a darci ospitalità, mi ha fatto molto riflettere su quanto ho svalutato spesso gli incontri con parenti e amici, su quanta più importanza ho dato a quello che mi costava piuttosto che a quello che mi dava. Con loro, come a Mlali, abbiamo vissuto vari momenti di festa, dove non sono mancati canti e balli quasi tribali che ci hanno affascinato. Qui le regole sociali sembrano più basilari, non molto complesse, ma la verità è che semplificano la vita: ci si incontra con piacere, si condivide il tempo e le cose da fare come un dono di Dio, si fa festa ogni volta che si può. A Kongwa abbiamo visitato le scuole primarie e secondarie tenute dai frati e dalle suore e, nonostante l'inglese scarso dei più, siamo riusciti a fare una vera e propria conversazione, improvvisata e spontanea, con i bambini. Abbiamo parlato anche del futuro, di quello che vogliono fare da grandi, e non sono mancate richieste di aiuto economico. A Uluguni abbiamo passato un pomeriggio con centinaia di bambini che si sono riversati nel giardino della parrocchia dedicata a Padre Pio dove è parroco fr. Leonardo Amadori, unico missionario toscano presente ancora in Tanzania, dopo la scuola. Ancora gentilezza, piacere di conoscersi, di stare insieme, di dialogare come si riesce. Ancora positività che passa sopra tutto il resto, affidamento a Dio, concretezza e slancio verso un futuro migliore. Congedarsi da tutte queste persone ci ha profondamente commosso. Momenti indimenticabili in Tanzania! Abbiamo fatto un viaggio in Africa e dentro noi stessi, abbiamo costruito qualcosa in noi che resterà e darà frutti, ci siamo lasciati sorprendere dalla ricchezza dei bambini del kituo, ci siamo lasciati interrogare dalla malattia, dalla povertà di mezzi, dall'aridità della savana. Abbiamo trovato una realtà complessa e affascinante, che soprattutto ha parlato al nostro cuore con il linguaggio dell'amore, del sorriso, del benvenuto. Questo linguaggio è il tesoro che porto via da questa terra meravigliosa. Benvenuta Africa nella mia vita! Dio benedica tutte le persone che abbiamo avuto il dono di conoscere. 

L'ultimo giorno a Mlali eravamo tutti sull'orlo della crisi di commozione. Fr. Fabio ha iniziato a prepararci al distacco dai bambini e alla fase di rientro nelle nostre vite quotidiane, a partire dal vangelo del giorno, la storia del giovane ricco. Come a lui Gesù ci chiede di dare tutto, di spalancare le braccia come ha fatto Lui sulla croce e, guarda un po', come facevano i bambini ogni giorno con noi, senza se, senza ma, senza tornaconti, dando ogni giorno il meglio di loro stessi ovvero tutto se stessi. Inoltre sta a ciascuno di noi far portare altri frutti a questa esperienza che non dobbiamo chiudere ermeticamente nel nostro cuore. Frutti che possono essere racconti, testimonianze, progetti, raccolte di fondi, adozioni a distanza, borse di studio.  

Parrocchia di Poggio al Vento, Siena

Il libro ASANTE AFRICA, cioè "grazie Africa".  

Tutto nasce dalla vocazione missionaria della parrocchia di Poggio al Vento a Siena, un fuoco acceso da Padre Corrado cinquanta anni fa e alimentato negli anni sia da lui che dai partecipanti ai campi lavoro che portava con sé. Purtroppo, la partenza dei frati da Poggio al Vento e soprattutto la tragica morte di Padre Corrado in Tanzania hanno affievolito questa fiamma, che però non si è mai spenta del tutto. Il ritorno dei frati a Poggio al Vento, quest'anno, la terrà sempre accesa.

Questi cinquanta anni di campi lavoro purtroppo non sono mai stati riepilogati in modo organico, non c'è uno schedario o un elenco dei partecipanti, se ne trova solo parziale testimonianza su racconti dei volontari pubblicati sull' Eco delle Missioni e su raccolte private di foto e filmati, in parte archiviati nei locali della fraternità di Poggio al Vento.

Così, quando ho proposto a Eugenio di raccogliere in un libro le esperienze e i racconti dei campi lavoro, per ringraziamento a chi è andato e soprattutto per ispirazione a chi volesse fare questa esperienza, ha accettato con entusiasmo, come del resto ha sempre fatto ogni volta che abbracciava una - per lui - giusta causa.

Ed è nato questo libro, anche se io non ho mai partecipato a un campo di lavoro in Africa. E non ho mai scritto un libro, né qualcosa di simile. Probabilmente sono la persona meno indicata a fare un lavoro del genere, ma ho voluto provarci, a costo di fare la figura grama di chi sopravvaluta le proprie capacità.

Lo devo innanzitutto a Padre Corrado, lo considero un vero monumento vestito di saio che non ha mai fatto mancare la sua guida spirituale a me e alla mia famiglia. Lo devo a mia moglie che mi ha sempre aiutato, incoraggiato e sostenuto in quest'opera come in tutta la mia vita; lo devo ai miei figli che ispirati dall'esempio di Padre Corrado hanno scelto di vivere e conoscere la realtà dei campi lavoro.

Ho cercato di coinvolgere tutti i partecipanti ai campi lavoro, consapevole della probabile impossibilità della cosa, nonostante l'aiuto preziosissimo di Eugenio Gualandi e del suo sterminato archivio di "Eco delle Missioni" e di altri documenti utili alla causa: hanno risposto in molti, offrendo il loro contributo di foto e di ricordi. Così, più che un libro, è diventato un dono, composto di racconti di decine di volontari che dai primi anni '70, accompagnati da Padre Corrado, sono partiti per la Tanzania a portare aiuto ai fratelli africani, lavorando con loro, ridendo con loro, pregando con loro. In una parola, vivendo con loro.

Forse qualcuno è andato in Africa per fare del bene, ma accompagnato dal piccolo orgoglio personale dell'essere ammirati ed essere ringraziati per il servizio offerto. Ma la cosa si rovesciava completamente al ritorno a casa: tutti sentivano di aver vissuto una vera rivoluzione interiore che avrebbe cambiato per sempre la propria vita e che il dono più grande era quello ricevuto quotidianamente sporcandosi le mani della rossa terra africana.

Nell'ordinare questi racconti, volutamente non ho corretto testi o verificato date e luoghi, né scartato o ridotto nessun contributo: il libro contiene lunghe testimonianze e racconti brevissimi, cronache di vita quotidiana e riflessioni più personali e spirituali, sia di autori abituati a scrivere che di chi è meno a suo agio con penna e tastiera. Peraltro, lo scopo non era quello di fare la "Storia dei Campi Lavoro", bensì quello di raccogliere storie. Storie intime, racconti di emozioni, ricordi commoventi a volte documentati da belle foto. Secondo me lo scopo è stato raggiunto, tutti i racconti sono chiaramente scritti con il cuore, con quella parte di cuore che ognuno ha lasciato in terra d'Africa.

Dai riscontri che ho avuto, sono felice di aver contribuito a un'opera apprezzata da tutti quelli che l'hanno letta, cogliendone il significato di testimonianza di vita vissuta. Ringrazio il Padre Provinciale dei Frati Minori Cappuccini, Fra Valerio Mauro, per il sostegno a questo progetto. Ringrazio infine l'Arcivescovo di Siena, Colle V.Elsa e Montalcino, il neo eletto Cardinale Augusto Paolo Lojudice, che ha mostrato grande apprezzamento e interesse, insistendo per voler dare risalto anche con la sua presenza alla presentazione dell'opera, facendone parte integrante del Mese Missionario a Siena e che, così come il Padre Provinciale, ha scritto bellissime parole di introduzione al libro stesso.

Roberto Santucci

P.S.: sono rimaste alcune copie: chi fosse interessato può fare un'offerta libera alle MISSIONI DEI CAPPUCCINI TOSCANI nelle modalità indicate all'interno di questo sito, indicando nella causale "ASANTE AFRICA" oltre a nome e indirizzo. Avrete la vostra copia al più presto.


Chiesa dei Cappuccini a Pontedera

Il Presepe Missionario Solidale


pagina in allestimento...



Utilizziamo i cookie per consentire il corretto funzionamento e la sicurezza del nostro sito web e per offrirti la migliore esperienza utente possibile.

Impostazioni avanzate

Qui puoi personalizzare le preferenze sui cookie. Abilita o disabilita le seguenti categorie e salva la tua selezione.

www.missionicappuccinitoscani.it